Che Blog è mai questo?

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Cinque giovani uomini stanno provando a capire come le cose vanno filmate, come le cose vanno narrate, come le cose vanno trasmesse, insomma, come si fa il cinema. Quale miglior modo di capire se non quello di ragionare su come se la cava chi ne sa più di noi?

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20 luglio 2014

Le Streghe di Salem

Rob Zombie nell'olimpo dell'horror

 

Devo dire la verità, non guardo spesso film horror, perchè la probabilità di beccare qualcosa di decente è sempre più bassa col passare degli anni; l'ultimo che ho visto senza prima controllare qualche recensione è stato il remake de "La Casa", che qui in Italia è arrivato col titolo originale e molto più appropriato di "The Evil Dead":
Quel film mi aveva divertito moltissimo: non era certo un capolavoro, ma faceva il suo dovere.

Comunque,  non ho mai visto un film di Rob Zombie, lo conosco solo grazie al buon Frusciante, e ho guardato "Le Streghe di Salem" perchè mi piaceva tanto, ma proprio tanto, il poster (i poster, sia quello blu che quello giallo che quello rosa).

Credo siano molte poche le persone che capiscono cosa è davvero un horror. Lo penso perchè io ho il sospetto di averlo fatto davvero solo dopo la visione di questo film, che non so se definire capolavoro, ma che di sicuro è un'opera da studiare e ristudiare, da capire.

Una chiave di lettura su un panorama arido che è l'horror di oggi, in particolare quello americano.

Un'ultima ciliegina prima di continuare con il mio commento: un vescovo, dopo la visione della pellicola, ha ventilato una minaccia di scomunica nei confronti di Rob Zombie.
"Capite voi quello che intendo, capite voi quello che intendo"
cit.

8 luglio 2014

Bronson

Talento, istinto, bisogno e condanna: l'esteta della violenza


bronson poster
Nicholas Winding Refn è uno dei registi più talentuosi del momento.  
"Drive" e questo "Bronson" mi sono bastati a trovare la conferma di questa affermazione, che avevo letto e sentito svariate volte negli ultimi tempi.

Violenza.

Imperativo categorico dei suoi film, la violenza lega indissolubilmente le due pellicole e i due personaggi che di queste pellicole sono protagonisti: il guidatore interpretato da Ryan Gosling e Mickey Peterson alias Charles Bronson, interpretato da un Tom Hardy sontuoso e incisivo con lo stesso fisico che avrebbe caratterizzato il suo Bane in "The Dark Knight Rises" quattro anni dopo.

Ma se il protagonista di "Drive" con la violenza ha a che fare e la usa solo quando costretto, il Bronson di Hardy la violenza la vive e la usa per piacere: un piacere morboso che sa quasi di necessità, "piacere" che va inteso sia come sostantivo che come verbo.
Già, perchè l'uomo che diventerà il detenuto più famoso d'Inghilterra, a diciannove anni, era solo un ragazzo che voleva farsi conoscere.


2 luglio 2014

Il Maledetto United

Quell'allenatore che magicamente diventò persona


Due domande sorgono poco dopo i titoli di testa.

1) Ma chi diavolo è Brian Clough?
2) Ma lo United del titolo, non era quello di Manchester?

Alla prima domanda risponderà il film. Alla seconda invece siamo in grado di rispondere da soli. La squadra di cui si parla è il Leeds United, che negli anni '60 e '70 spadroneggiava nella lega inglese. Brian si presenta immediatamente come un uomo arrogante, spavaldo, sicuro di sè e ambizioso. Il tipo di personaggio che serve a mandare avanti una storia insomma.

E la storià filerà. Cominci ad appassionarti da subito, quando lo sceneggiatore compie quella che alcuni definiscono "semina": lancia una profezia.

"Non troverò pace finchè non avrò superato qualsiasi traguardo quell'uomo ha mai raggiunto".

La pronuncia lo stesso Clough, il protagonista di questa bella storia, e l'uomo a cui si riferisce è il mitico Don Revie, suo predecessore sulla panchine del Leeds. È una storia di sport in giacca e cravatta, è la vittoria di un uomo su sè stesso, è un pezzo di storia calcistica narrato con la maestria di un vero cineasta, Tom Hooper ("Il discorso del Re", "Le Miserables").

23 marzo 2014

12 Anni Schiavo

"Il Colore Viola" nella mani di un artista

 

Sono entrato nella sala di proiezione in cui ho visto "12 Anni Schiavo" un po' sfavato, perchè quel giorno volevo davvero tanto andare a vedere "A Proposito di Davis" dei Coen, maestri del cinema che io personalmente adoro.
Il film di Steve McQueen invece non ispirava particolarmente:le storie di schiavitù mi hanno sempre un po' annoiato e il progetto sembrava pensato con l'obiettivo di una vittoria agli oscar.

Che dire, a volte qualcuno ti impresta la palla di vetro e neanche te lo dice.
MA.
Ci sono un sacco di MA da aggiungere in questa introduzione:

MA anche se io di McQueen ho visto solo "Hunger", il regista è uno coi controcazzi (ed è bellissimo, sembra un enorme panda pacioso e spaventoso allo stesso tempo) .
MA un cast così lo si vede raramente (Ejifor, Fassbender, Cumberbatch, Dano, Giamatti, Pitt, Nyong'o).
MA, considerando l'indole cruda e verista del regista,
mi ha fatto pensare che un po' di sana violenza ben dipinta che di solito in questo genere di film è rappresentata in modo buonista e censuratorio avrebbe potuto aggiungere un po' di pepe.

McQueen è stato all'altezza di queste aspettative?

17 marzo 2014

In Time

Un piccolo martire di Hollywood


Andrew Niccol, regista di questo "In Time", non verrà mai ricordato per le sue prestazioni dietro la macchina da presa, questo è un fatto.
Però c'è anche da dire un'altra cosa: Andrew Niccol ha ideato e sceneggiato quella perla irrangiungibile che è "The Truman Show". Quindi non bisogna prendere l'apertura di questo post come una condanna. Proprio per niente.

Certo, per meritarsi il titolo di Martire di Hollywood© qualche croce in testa, qualche palo nel didietro dovrà pur avercelo questo film. Ebbene, questa croce/palo si chiama Justin Timberlake, musicista/attore/icona pop/fighetto che in questo film interpreta il ruolo principale. È davvero così cane a recitare da far scendere a picco la qualità della pellicola?
No.
Cattura tutta l'attenzione su di sè distraendo chi guarda dal film?
Più o meno.
Nel senso che sì, cattura su di sè tutte le attenzioni, ma lo fa prima della visione. Detto in parole povere, cattura tutti i pregiudizi verso se stesso attore e verso se stesso in generale: fichetto mainstream mangiasoldi.

Ma questo non è vero...